lunedì, 07 gennaio 2008
Partiamo da un numero, secchi. Un voto da 1 a 10, perché è la prima cosa che si richiede a una "recensione", chiamiamola così per manie di grandezza.
Dò 9, perché magari esiste la perfezione, magari non è qui e però non è questo che conta. L'ho visto ieri sera in tv, "praticamente" per la prima volta.
Apertura che subito colpisce, nel suo essere brusca, violenta, e insieme in grado di presentarci nitidamente dove ci troviamo partendo da una scena ristretta, dai dettagli eloquenti. Gli stivali buttati in un canto, una gamba da amputare che però non è che una componente di una routine da spezzare con un caffè; lo sguardo che da qui si allarga, con quello del tenente, sul campo circostante, triste scena di soldati "curati". Colpiscono scene di una bellezza estrema: il tenente che si lancia a cavallo nel campo, la caccia ai bisonti, il ballo intorno al fuoco, le immagini di una natura dalla bellezza enorme e silenziosa, che la fotografia, col suo sguardo ampio, alto, e la colonna sonora, per la quale userei gli stessi aggettivi, curiosi in altri casi per descrivere musica, amplificano magnificamente. E ancora le figure caricaturali del militare che si suicida, vittima di una realtà che non può reggere, dopo una scena di delirio esilarante, dell'uomo che accompagna il tenente al fortino, dei soldati traviati e abbrutiti da una vita che non è vita, dove il divertimento diventa, quasi per forza di cose, fare il tiro a segno con un lupo (che non è un lupo qualsiasi, per noi che guardiamo il film); i personaggi belli, coerenti, della tribù Sioux, specchio di tutte le "possibilità umane". L'urlo di addio finale, ripetuto ripetuto ripetuto, saluto di un amico dal carattere difficile e forte e dai sentimenti dirompenti, pure è meraviglioso. Tutto a raccontare una storia di cui meno importa della "trama" rispetto alla bellezza e all'armonia globali che la caratterizzano. L'ammiccamento sentimentale -o sentimentalista- c'è, è vero, ma a margine di un racconto che, con la voce del tenente, è di una meraviglia rara. C'è un aggettivo che tanto mi viene di usare per questo film: arioso, nelle immagini, nella musica, nel racconto, nell'armonia in cui tutto questo si fonde. Sui titoli di coda (che rai3 purtroppo ha tagliato) ho sentito il mio respiro diverso, più lento, a riempirmi di bellezza, grande.
valentinaines
postato da: valentinaines alle ore 15:49 | Permalink | commenti (3)
categoria:film, recensione, rece, balla coi lupi
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